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Holidays Sardinia

 

L'Ogliastra  - La tua vacanza da sogno in Sardegna

Breve Storia dell'Ogliastra

 

la storia si ripete! da sempre l' avidita e ingordigia ha rovinato un mondo che senza l'uomo poteva essere un paradiso. 

 

Il ritrovamento di Domus de janas ( tombe scavate nella roccia), in  particolare Aurraci e Perdobia nel terittorio di Ussassai nonché di numerosi Nuraghi (costruzioni in pietra la cui funzione é oggetto di discussione, abitazioni, fortezze, luoghi di culto o  postazioni astronomiche) e Tombe dei Giganti (monumenti funerari),  testimoniano il fatto che l'Ogliastra fu abitata sin dal III millenio avanti cristo. Tale  periodo chiamato Neolitico  era caratterizzato dall'uso di di strumenti di pietra levigata e da un cambiamento fondamentale delle abitudini di vita. L'uomo da cacciatore divenne allevatore e agricoltore.

La  leggenda dice che i primi abitanti  furono di Iliesi, profughi dell'ormai distrutta Ilio (Troia). Questi ultimi rimasero nella costa  fin quando non furono costretti a rifugiarsi all'interno a causa dell'arrivo di popoli provenienti dalla vicina Africa.

Di loro ci rimangono poche testimonianze. Tito Livio (storico romano) li ricorda come un popolo guerriero sempre pronto a attacchi improvvisi nelle zone pianeggianti e più fertili dell'isola per poi tornare a nascondersi nelle zone impervie del centro e nelle numerose caverne che ancora oggi conosciamo.

Purtroppo per loro verso il I millennio a.C  furono costretti a rifugiarsi ancor più verso l'interno a causa dell'invasione dei Saraceni (arabi).    Si stabilirono soprattutto nella zona montagnosa di Perda é Liana (Pietra degli illiesi).  Successivamente, quando ormai le loro ostilità nei confronti dei conquistatori cartaginesi (arabi) diminuirono si allearono con gli stessi per difendersi dai Romani.  

Al riguardo Amsicora (cartaginese), uno dei più ricchi  proprietari terrieri del periodo chiese aiuto ai popoli dell'interno.  Ma Tito Manlio Torquato  (condottiero Romano) radunò a Cagliari quattro legioni e sconfisse le poche truppe guidate da Josto, figlio di Amsicora, che fu sconfitto e perse la vita nella battaglia, avendo fatto l'errore di affrontare in campo aperto il nemico senza attendere ulteriori rinforzi. Si dice che Amsicora, addolorato per la morte del figlio Josto e desideroso di non cadere nelle mani dei romani, si tolse la vita.

Gli Illiesi non si arresero e continuarono con le scorrerie nelle pianure fertili per poi rifugiarsi sempre all'interno.

Solo  verso il 60 a.C  decisero,  visto la supremazia indiscussa dell'esercito Romano, di trattare con i conquistatori  romani.  Furono così coniate le prime monete sardo romane con l'effige del "sardus pater" (Dio eponimo dei Sardi nuragici) da un lato e "Atius Balbus" (politico romano)sull'altro. 

La presenza Romana in Ogliastra é testimoniata da diversi ritrovamenti.

Nel territorio di Ussassai é  stata ritrovata una statuetta di bronzo rappresentante Ercole mentre al Passo San Giorgio (Monumento naturale nel territorio di Osini) sono state ritrovate diverse monete del periodo imperiale e varie medaglie di imperatori Romani. Si presume che il Passo san Giorgio , vista la sua posizione, fosse una postazione militare a difesa della fertile vallata del Rio Pardu  nei confronti dei frequenti attacchi dei popoli dell'interno (appunto gli illiesi). Nel 1875 sempre  a Osini in una sepoltura col suo cadavere fu ritrovata una lancia Romana.

Successivamente L'Ogliastra fu anessa al Regno Giudicale di Calari al quale versava le rendite tramite la diocesi di Suelli, alla quale apparteneva.  Dal 1258 in poi, in seguito ad una sconfitta del sovrano Guglielmo di Cepola, il Giudicato di Calari venne però smembrato e così la Curadoria di Ogliastra passò sotto il dominio di Giovanni Visconti, re o giudice di Gallura.  Ma durà pochissimo in quanto pochi anni dopo nel 1288 il Re di Gallura, allora Nino Visconti fu sconfitto dai Pisani.

Le spedizioni pisano-genovesi furono effettuate per impedire che  la Sardegna venisse invasa dagli arabi (mussulmani). Lo stesso Papato le considerò come l'inizio delle crociate che iniziarono circa 100 anni dopo.  Siccome però l'avidità non ha limiti i Pisani e i genovesi sconfitti i mussulmani, si combatterono tra loro fin quando i Pisani non ebbero la meglio.  Questo non fu un bene per i sardi in quanto il loro dominio coincise con l'aumento indiscriminato delle tasse. Esistono tuttora diversi documenti che attestano l'importo versato dai singoli paesi.

 

Poco anni dopo i Pisani dovettero cedere L'Ogliastra alla Corona D'Aragona la quale comprendeva la Contea di Barcellona, i regni di Maiorca, Valencia, Napoli, Sicilia, Contea di Provenza, nonché i ducati di Atene e di Neopatria. Questo non cambio affatto la tassazione nei confronti del popolo Ogliastrino che addirittura dovette partecipare al fianco del proprio feudatario ad una guerra contro il Regno Giudicale D'Arborea. A questo vi é da aggiungere la tassa destinata al potere ecclesiastico, la "decima" la quale colpiva tutti i prodotti ottenuti dalla terra. Tale tassa era destinata ai parroci e canonici prebendati. (la prebenda era il patrimonio dei benefici ecclesiastici minori, e del cui reddito vive il beneficiato; parlando però a rigore, il termine non si estende a tutti i benefici, ma soltanto a quelli dei membri dei capitoli cattedrali e delle collegiate, e significa sia la porzione di beni assegnata come dote all'ufficio canonicale, sia il diritto proprio del canonico di percepire i frutti di tali beni per la sua sostentazione. Prebendario (o anche prebendato) è l'investito di una prebenda).

La tassazione, ovviamente, non faceva altro che peggiorare una situazione già allarmante dal punto di vista economico. Le malattie e le carestie erano all'ordine del giorno.

Ci fu un migliormanetto solo con l'abolizione del feudalesimo e il passaggio del regno sardo alla Casa Savoia nel 1720 (i Piemontesi). Il Regno di Sardegna ebbe termine il 17 marzo 1861 con la Proclamazione del Regno d'Italia, diretta continuazione legale del Regno di Sardegna sotto i Savoia.

 

 

Tacito - (il discorso di Calgaco),

Ora si aprono i confini ultimi della Britannia e l'ignoto è un fascino: ma dopo di noi non ci sono più popoli, bensì solo scogli e onde e il flagello peggiore, i Romani, alla cui prepotenza non fanno difesa la sottomissione e l'umiltà. Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l'oriente né l'occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari
smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto, dicono che è la pace.»

 

 

 

 

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